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Reading Comprehension: E’ questo l’uomo

May 4, 2014

Vivevo nelle zone più belle del pianeta, vagavo per le pianure. Troppo bello. Non si possono descrivere quei posti, cosi limpidi e puri. Passavo le giornate tra i boschi, a mangiare quel che trovavo. Era bello vedere quante specie di animali esistono: scoiattoli, un sacco di animali pennuti, piumati. Nessuno osava dare fastidio agli altri. Tutti sapevano dell’esistenza dell’altro ma c’era una sorte di complicità rispettosa che sovrastava il tutto. Una sorta di dominio superiore dato agli esseri che non celava nulla di strano tranne la normalità. La natura ha un ruolo importante nel determinare alcune caratteristiche fondamentali delle nostre culture, spesso costringendo chi abita certe aree a continui adattamenti a un ambiente diversificato. Giornate bellissime, non si poteva chiedere di meglio a madre Gaia, tutto stava lì a portata di mano, e nessuno cercava di portare via niente a nessuno, non c’è n’era bisogno, era tutto di tutti, e niente era di nessuno. La cosa più bella era quando andavo al lago che si trovava vicino alla mia dimora, niente di particolare, ma era come se andassi in California. Ti alzavi al mattino, una corsa e giù nel laghetto, una bella sgrullata ed eri pronto per tornare verso casa per vedere come stavano i piccoli. Subito fuori a cercare da mangiare. I soldi, non sono mai stati un problema, non servivano. Potevamo avere quello che volevamo, senza fare alcun torto. Certo era un bel casino, perché più o meno tutti i miei vicini uscivano alla stessa ora. Per fortuna c’era abbondanza nel posto, non ci faceva bisticciare dandoci tutto quello che chiedevamo. Uscivi di casa e trovavi molte cose interessanti. Niente di sofisticato, si capisce, ma molto buono e sano, niente a che vedere con le merendine globalizzate di oggi. Ogni tanto, dovevi battagliare per gli ultimi avanzi del posto, ma niente di violento o pericoloso, una sorta di gioco per grandi. Arrivavano i tempi che i figli crescevano e volevano somigliare ai grandi, non bisognava più insegnarli niente sapevano tutto ciò che potesse servire ad uno adulto, o almeno c’era in noi questa speranza. Tutto il beato giorno,i figlioletti miei, se ne stavano sdraiati sull’erba fresca a guardare le nuvole oppure con alcuni amici, si rincorrevano a vicenda, finché stanchi come non mai, si addormentavano sdraiati sui prati, guardando ancora le nuvole. Tutti erano felici finché un giorno arrivo’ Lui. Cominciò a tagliare i nostri alberi a bere con strani marchingegni la nostra acqua. Il laghetto, dopo neanche 6 mesi, era completamente prosciugato. I bambini della zona erano tutti disperati e piangevano. le femmine erano spaventatissime ma ancora confidavano nella virilità dei loro maschi. Nessuno fece nulla. Nessuno fece nulla. Il problema stava arrivando, ma non c’è ne stavamo accorgendo. Dovevamo trovare una soluzione ai nostri problemi, ma non capivamo bene cosa stesse succedendo e come estirpare alla radice il male che si era versato tutto in un colpo sulla nostra terra. Dovevamo capire ma fino ad allora non c’è l’eravamo mai imposto. Piano piano le riserve di cibo cominciarono a scarseggiare, Lui si era portato via anche quelle, ma non potevamo farci nulla, aveva delle zampe forti molto più prensili delle nostre. Da un lato i bimbi ne avevano timore dall’altro lo ammiravano per la forza del suo dominio. Bestia feroce. Ecco cosa pensavo io e tutti gli altri anziani del gruppo; ne avevamo una paura fottuta. Non potevamo andarcene, ci sembrava stupido farlo, non conoscevamo altro che quel fazzoletto di terra. O meglio questi pensieri arrivarono dopo, prima di allora non ci eravamo mai posti il problema di tali ragionamenti. Forse la soluzione era correre all’impazzata contro di Lui, ma non ne avevamo il coraggio, eravamo impauriti a tal punto da fare fatica a mangiare. Arrivo’ il giorno che i poveri bimbi e le disperate femmine non avevano più nulla da mangiare, nemmeno una noce. Stavamo morendo tutti, o così preferivamo finire. I più piccoli furono portati su un camion fra le urla delle madri. Invano fu il tentativo di noi padri di scagliarci contro Lui e i suoi amici. Ci spararono addosso, i più fortunati di noi morirono. Gli altri erano diventati i sporchi giochi di quei luridi personaggi. Io, insieme ad un altro sono stato il più sfortunato del gruppo. Fui deportato.

Non potendo più ribellarmi, decisi di accasciarmi al suolo.

 

Matteo Preabianca

 

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